Comasia Aquaro

Non ho più la Terra

Poesie

Performance poetica in occasione del convegno "Ecologie de la création" (14-15 novembre 2013, Université de Montpellier 3)

 

Non ho più una lingua
Non ho più la Terra
che m’inciampa il verbo 
parlo a pezzi 
che si staccano dal cuore 
come passeri dal nido 
al primo volo. 

 

 

L’evento 
il fronte 
e la quiete 
la casa 
di chi non ha casa 
io la bestia 
accolta – 
io la naufragata 
approdata a me – 
alla natura mia.

 

 

Benedetta la Terra 
che ci ospita
benedette le rose purissime
il pesco e il susino
benedetta la zolla
il seme del pane – il vino.

 

 

Di me rapirono 
le origini 
dalle rughe di Terra 
e il piatto grande 
per condividere 
al centro del piccolo tavolo. 
Di me rapirono 
tutto il sangue 
quello di polvere bianca 
e quello di terra rugginosa 
di me lasciarono 
un nome che sa di fatica 
di viaggi pesanti 
di crete d’acqua 
un nome di sete 
e comete. 

 

 

Sono al confine dell’essere 
dove la morte sigilla cielo e terra.

 

Ecco l’urlo 
che alza la coda sulla collina 
ecco l’urlo sulla bocca farsi notte 
ecco l’urlo farsi buco 
imbuto di vetro. 
Ecco l’urlo che sgretola la pietra! 
Ecco l’urlo 
che allarga la voce agli oceani 
che potente romba le acque. 
Ecco l’urlo che s’innalza veloce 
che trema le ali agli uccelli 
che rompe i cieli oltrevolando…
Ecco l’urlo che turba la folla 
che solleva la coltre alla luce 
che oscura la vista al giorno. 
Ecco l’urlo! Ecco l’urlo! 

 

 

Il mio è dramma buio. 
Nessuno lo sa. 
Ma ognuno sa il suo 
e se s’accende a volte 
una parola 
è perché fra noi 
simili e disgraziati 
accostando buio a buio 
a volte resta una fessura 
di luce pura.

 

 

Da questa bocca liberata 
si versa il canto 
verso il nulla delle strade 
verso il niente del mio esistere 
e da vuoto a vuoto 
sento l’eco di tutti gli oceani 
e più forte ancora sento la Terra 
abbandonandomi il cuore 
ai cuori delle genti 
di tutti gli atlanti-
Dei venti i miei canti! 

 

In una mano il sole 
nell’altra il fuoco sacro della notte – 
sotto un piede la Terra 
sotto l’altro l’abisso più insondabile – 
sotto un occhio il pianto 
sotto l’altro pietre gelide – 
in un orecchio l’armonia 
nell’altro le dissonanze delle guerre – 
nel cuore la purezza 
nello stomaco il male opaco 
d’avere fame di giustizia – 
e vago dondolante 
col mio essere impreciso 
con un garofano reciso all’orecchio 
e un profumo d’oceani sulla carne 
e cerco un equilibrio 
in questo mio incessante libro.

 

 

Non c’è interruzione 
tutto si svolge sull’acqua eterna. 
Non ditemi delle radici – 
le mie 
camminano su un mare.

 

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